fin dal primo mattino, a dispetto della consuetudine solare di questa città chiara, un manto leggero di nebbia, indorato a poco a poco dal sole, avvolgeva la successione delle case, la mancanza di soluzione degli spazi, i dislivelli di terreno e degli edifici. Poi, al sopraggiungere del mattino pieno, la bruma leggera ha cominciato a sflilacciarsi e dissolversi in maniera indefinibile con aliti di ombre e di veli. Verso le dieci, soltanto l'azzurro torbido del cielo rivelava il passaggio della nebbia.
Con la caduta della maschera offuscante, il volto della città è risorto: come se una finestra si spalancasse, il giorno già alto si è alzato. Si è verificato un leggero cambiamento nel rumore di ogni cosa. Poi altri rumori si sono levati. Un'intonazione di azzurro si è insinuata persino nelle pietre delle strade e nell'aura impersonale dei passanti. Il sole era caldo, ma di un caldo ancora umido. La nebbia ormai inesistente lo filtrava in modo invisibile.
... (da "il libro dell'inquietudine" di F. Pessoa)

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